A me un argomento tira un altro.

Non faccio in tempo a pensare alla defunta SXV, e al mio articolo su Biaggi, che come un campanello di avvertimento mi vedo Adrien Chareyre, qualche mese fa, tornare a competere al Supermoto delle Nazioni con la sua vecchia Aprilia e vincere.

Dunque mi vien da pensare, ma è davvero tanto morto e arretrato quel progetto?

Per farvi sentire un po’ più l’argomento, visto che vi sarete rotti delle mie abbondanti dissertazioni sul supermoto, vi propongo anche una bella fotazza di copertina della versione Dakar, quella di Chaleco Lopez.

Ma facciamo un po di storia.

La Sxv Bicilindrica era nata attorno al 2003, dalla penna dell’ingenier Ampelio Macchi, con l’intenzione essere subito competitiva nel mondale Supermoto, portando un contenuto di tecnologia fino ad allora sconosciuto in quel ambiente.

Con la graduale perdita di interesse nei confronti del campionato a ruote liscie il progetto si sposta decisamente verso il motocross, in esponenziale crescita di pubblico, con un prototipo con telaio un po meno rigido ed una gestione di motore molto simile a quella di un monocilindrico.

I risultati furono scarsissimi, nonostante i nomi celebri coinvolti:

Chicco Chiodi, Cedric Melotte, Garcia Vico e per ultimo Joshua Coppins.

Nel frattempo si crea un Mega team anche nel Mondiale Enduro, anche esso in forte crescita per le vantaggiose condizioni economiche dell’ambiente, con alla guida una super star come Stefan Merimann. Alcuni buoni exploit ma nulla di più.

Un paio di stagioni e anche qua il progetto si demanda a team di buona volontà per tentare una nuova scalata, quella al Motorally e ai Rally Raid.

Per un paio di anni sembra che ci sia un ottima base per creare un alternativa al dominio KTM, anni in cui la concorrenza Jappa non era ancora interessata all’impegno.

Come al solito si decide di abbandonare quando si arriva a dei risultati abbastanza soddisfacenti (Chaleco perde il 3° posto per una rottura al mono all’ultima tappa della Dakar 2011 n.d.r.) e addirittura smettere la produzione del modello di serie che non dava più riscontri di vendite, perchè praticamente poco sviluppato dalla nascita ma nonostante ciò eccessivamente costoso per un utente medio.

Nel momento in cui sarebbe stato il caso di rinnovare il progetto con una seconda generazione, in luogo dei piccoli aggiustamenti ai difetti fatti nel tempo, il progetto cala nel silenzio totale senza nemmeno una dichiarazione ufficiale.

Queste considerazioni mi sembrano simili a quelle che si possono fare su interi programmi corse Moto GP e SBK tralasciando le varie telenovele di Melandri e degli eterni ritorni di Biaggi.

Aprilia è un reparto corse di primo livello, uno dei migliori al mondo, ma gestito da un grande gruppo come Piaggio, che a mio parere nonostante le esperienze Derbi e Gilera poi convogliate in Aprilia, non ha ancora capito un gran che di racing.

Pare che a Pontedera ci siano un gran numero di capoccioni Manager che gestiscono capitali per idee balzane in campo delle corse, ma anche non, tipo:

Abbandonare la SBK vincente per sposare la Motogp, che sarà sicuramente un bagno di sangue.

Non riuscire a mettere in produzione un Aprilia che non sia una supersportiva da 20000 euro.

Non capire che i Guzzisti vogliono una specie di Speed Triple e non un chopper

Lasciare morti e stecchiti due marchi come Laverda e Gilera.

la Motogp è già stata tentazione in passato per Noale e sempre con idee alternative e tecnicamente controcorrente.

Dalla bicilindrica 400 2t alla, Cube 3 cilindri frontemarcia. Bellissime idee ma tutte pietosamete fallimentari che possono solo rifarsi al motto dell’Ing. Preziosi ex Ducati che afferma che dove non arriva il vil denaro ci vuole la fantasia.

Frase di un romanticismo ineguagliabile ma poco attaccata alla realtà.

Nella classe regina servono un sacco di soldi, punto e basta, se invece si vuol fare la Battle of Twins con le bicilindriche due valvole forse si può ancora ragionare in questi termini.

Gli ingeneri sono risorse fondamentali ma alle volte il loro cervello è dominato dalla “teoria” e non dalla pratica.

Per concludere immagino che la politica di Aprilia si baserà, per il 2016 e poi, su fornire prodotti Racing pronti per Superstock ed eventualmente SBK se qualcuno interessato, e usare la GP come Sviluppo visto che tanto le SBK EVO non permettono aggiornamenti determinanti durante la stagione.

Il core business di Aprilia da un po di anni è propio quello di essere una factory “open”,  dedicata alla “velocità”, da cui si può comprare tutto quello realizzato senza nessuna preclusione se non quella del portafoglio. Inutile per loro investire in una classe dove loro stessi non hanno possibilità di mettere alla frusta nuovi componenti in continuazione di moto che tra le altre cose non vendono. Dunque men che meno il loro interesse sarà tornare all’off road e ancora meno a quello del prodotto di serie.

Credo che la realtà sia questa, ma certo che con tutti gli addetti marketing e comunicazione, di un grosso gruppo come Piaggio, che debbano essere gli stessi “fan” a dover tentar di capire cosa vuol fare un reparto corse sia proprio deprimente.

Ed in fondo in fondo noi una Off Road col marchio del Leone di San Marco la rivoremmo, anche noiosamente mono.