Ma la domanda del titolo di questo articolo si potrebbe chiudere in una frase sola senza troppe balle. Per usare una piattaforma comune, idea tanto cara ad un grosso gruppo come AUDI/vW .

Se monti motori tutti uguali o simili, con lo stesso schema produttivo, non hai bisogno di addestrare accuratamente il tuo personale rispetto a prima, non devi formarlo su nuovi particolari, non devi aspettarti un periodo di stabilizzazione dei tempi di montaggio e della qualità.

Si lo so, tutto ciò dal punto di vista emozionale, di come noi viviamo la moto, è veramente penoso.

Però in fondo credo che all’utenza a cui è indirizzato il nuovo modello non freghi nulla del vecchio caro mono a coppia conica desmodromica. Quelli probabilmente si immaginano una specie di Bonneville gialla con lo scomodo scarico brucia ginocchia, quello che propio la 350-450 Italiana non aveva. Quello che probabilmente anche buona parte della massa pensa che serva a far “wild” una moto Europea. E non sanno che quella soluzione arriva dalla Honda CB 450 scrambler e dalle HD XR750 da flat track. Secondo me non lo sanno nemmeno gli americani, anche se i due modelli erano dedicati propio a quel mercato.

Comunque tutto ciò, i novelli “scramblers”, se lo immaginano per pochi secondi tra un sorso di spritz e l’altro mentre cercano sul Web store, dall’Aifono, un nuovo terminale Akra a forma di bottiglia del Chinotto S.Pellegrino (compresa bugnatura superficiale).  “Figo” ma che allo tesso tempo non rompa i coglioni quando la tipa sale dietro con le “tacco 12” fucsia.

Tutto ciò l’ho capito nel momento che settimana scorsa ho trovato in centro un mio parente, parecchio affermato nel mondo del Motorsport. Cinquantenne, giacca di renna, pantaloni, cargo, Timberland e Scrambler accessoriato sotto il culo, in quel momento ho ringraziato il cielo per non aver accettato anni fa una proposta di lavoro nella sua “Factory”.

In realtà la nuova Ducati Scrambler è una roba inutilizzabile in fuoristrada tanto quanto altre moto “aggettivate” in quella maniera.

E’ stata concepita per non sovrapporsi, per questioni di immagine non di mercato, al modello Borile, parzialmente sostenuto in epoca pre Audi, e alla produzione Triumph “classic”.

Vuole sfruttare il fattore vintage ma allo stesso tempo essere una moto utile come una KTM Duke senza scomodare il concetto di Supermoto, che tanto non se lo fila più nessuno.

Vuole essere abbastanza  a “misura” per essere utilizzata dal pubblico femminile.

Insomma è un po tutto e un po niente, un po come deve essere una Scrambler moderna.

Poi che sia una figata nel misto o un sacco di altre belle cose non lo mettiamo in dubbio, nessuno vuole dire che non sia una buona moto. Si ragionava solo sul superficiale concetto di associazione al nome.

Insomma se Scrambler non fosse stato un nome “mitico” potevano benissimo chiamarla “Commuter