Pare che i motociclisti sian merce rara di questi tempi a sentire gli stessi, tutti pronti ad affermare purezza e assoluta abnegazione a valori assoluti e cristallini.
Valentino pare che oramai non sia più di questa razza, scomunicato e abbandonato al solo essere un idolo delle folle da Colosseo.
Una rockstar degna delle copertine di Rolling Stone, e si sa bene che sulle copertine non ci vanno i veri rocker ma solo i grandi miti POP come i BONO VOX, che vagano in giro per il mondo a redimere presidenti e dispensare assoluzioni divine. E poi ci vanno anche le Madonne Ciccone, che di rock hanno solo l’aver firmato il patto con il diavolo di turno, che sono i Producers, che rinnovano i suoni per continuare ad affermare cotanti “miti” ai numeri uno, delle classifiche e gli stylist che decidono il look.

Valentino oramai appartiene a questa categoria di “santoni” adulati da tanti e rinnegati dai talebani. Valentino è il male del motociclismo che ha trasformato l’autodromo in una plaza de toros dove si inneggia al sangue e allo sbudellamento.
Vale sei un sottoprodotto del calcio italiano, lo confermano le tue amicizie altolocate con brutti ceffi che ti hanno pure convertito a tifare una squadra.
Si intendo la tua “colpevole” amicizia con Marco Materazzi, una specie di troglodita talmente ignorante da essere riuscito a farsi dare una testata tanto per rovinare la carriera di un “poeta” del pallone come Zizou Zidane.
Tutto ciò ti ha lanciato nell’olimpo degli dei Italiani medi, costringendoti a passare illuminati serate con Vasco Rossi, Jovanotti e Cesare Cremonini.

I talebani dal canto loro devono passare il loro tempo su moderne tastiere a ricordare gli antichi fasti che non hanno vissuto o che gli son stati ricordati da altri. A loro Valentino non piace perché non è trasversale come London Calling dei Clash.
Quindi si gettano in un portfolio di perfetti interpreti di uno spirito oramai estinto come Casey Stoner, una specie di Kurt Cobain in preda al dolore e all’insofferenza per il sistema, che ha fatto una scelta indie folk di starsene a pescare.

Micheal Rutter, uno che fa il TT e sopravvive, questo basta e avanza a Mitizzarlo.
O ancora meglio Michael Dunlop che essendo figlio d’arte fa ancora più figo.
Ci sarebbe Guy Martin ma è una specie di ibrido tra Dylan di Beverly Hills e Ricky Martin, piace troppo alle ragazze e tra le altre cose ha la brutta abitudine di accettare gli inviti al Ranch del 46.

Allora forse meglio rifugiarsi nel mitico passato.
Vale, avrai vinto la 8 ore di Suzuka ma non vincerai mai la 200 miglia di Imola con una Ducati Argento come Paul Smart. Non tanto per la Ducati quanto perché la 200 miglia non la fanno più.
Non salirai mai sul podio con la sigaretta in mano come Barry Sheene o Phil Read, non ti ritrarranno mai con una pinta in mano prima del via come Mike “the Bike” Hailwood.

Insomma non sei ne mitico ne figo, alla fine sei un italiano medio e non piaci ai “duri e puri”
Cazzo se ne frega se ha vinto nove mondiali, vinci sto decimo e levati dalle gonadi te e gli italiani medi che ti porti a presso; e lasciaci a far le seghe tra di noi sulle special parts. ricavate dal pieno.

Grazie e arrivederci

Il Cancher