Fin da piccolo ho sempre seguito qualsiasi gara motoristica, grazie a mio Papà, grande appassionato.
Ma nella Parigi-Dakar c’era qualcosa di particolare, qualcosa che mi faceva riflettere, nonostante la tenera età.

Che diavolo di competizione era? Insomma, ogni giorno centinaia di km per due settimane, a rischio della propria vita, a volte dispersi soli di notte nel deserto. Moto, Auto e Camion assieme? Come facevano a sapere dove andare?
Erano gli unici che non gareggiassero in pista o in strada, non c’era pubblico ne belle ragazze ad incitarli.
Non c’era niente, solo Rocce e Sabbia.

Eppure, quando osservavo le immagini dall’elicottero mentre correvano Liberi nel Deserto, provavo qualcosa di estremamente sublime.

Mi affascinava vedere i Motociclisti addormentati stravolti sui tappeti del tendone comune del bivacco, ancora nelle loro, ormai sudice, tute con sponsor di sigarette e con gli stivali ancora indosso.
Chi erano? A parte i Top Rider, di loro non si conosceva mai il nome. Erano sempre definiti i “privatoni”, “quelli che si devono anche riparare la moto da soli!”. Parevano fare parte tutti della stessa squadra, eppure erano rivali.
Non erano campioni di Enduro o Motocross, erano persone normali completamente demolite dalla fatica e dalle disavventure, ma sembrava che non fossero mai stati così felici in vita loro.

bivouac

Quelle immagini hanno scatenato una serie di emozioni nella nostra infanzia (e credo di poter parlare a nome di tutto il Team) che ci ha portato a fare viaggi avventura Offroad, creare MLGP e, in un futuro economicamente roseo, provare a partecipare a qualche Rally..

Prima, però, bisognava arrivare a Dakar.
Provare almeno 1/100 delle emozioni che hanno provato quei mitici Piloti correndo Liberi in quel Deserto.

Ma come? Non avere il benchè minimo supporto logistico ti preclude la possibilità di fare determinate piste e tanta strada nel poco tempo disponibile; di fare un viaggio organizzato seguendo sempre una guida, non avevamo nessuna intenzione.
Finchè non ci siamo imbattuti nel Sahara Desert Challenge, una spedizione Offroad portoghese riservata a Moto e 4×4 che ricalca alcuni dei mitici tracciati della Parigi-Dakar.

Da Tangeri al Lago Rosa in 13 giorni nel periodo natalizio. 5000km attraverso Marocco, Western Sahara, Mauritania e Senegal.
I portoghesi ti forniscono l’essenziale: Tracce GPS, Trasporto Bagagli, Supporto Meccanico e Medico e Trasporto Moto in caso di Rottura o Infortunio.
Rimane solo da organizzare il ritorno dei Mezzi da Dakar. Grazie a Marco Marengo, referente italiano del viaggio, si costituisce un gruppo di 14 moto e si abbattono notevolmente i prezzi del Container per la spedizione in nave fino a Genova.

Noi siamo in 4:
Io (Mariscos) con la Yamaha Xt660z Ténéré
Ermax (che cura la parte della Manutenzione) con la sua mitica Yamaha Xt600 Ténéré del 1987
Bee con la KTM 690 Enduro kittata Rally
il nuovo acquisto del Team Cane Pazzo con la KTM 950 SE
e il nostro amico fotografo Virgilio che ci seguirà in Jeep con Marco.

SDC 2015

Ovviamente chiudiamo le moto solo qualche giorno prima della partenza del traghetto da Genova il 26 Dicembre, grazie ai soliti imprevisti che scoprirete al momento opportuno.

Il Viaggio in Nave è una rottura di 48h. La nostra cabina dopo pochi minuti è piena di robe da moto e puzza già di capretto, Ermax decide di cucinare i suoi pizzoccheri decongelati con il fornelletto da campo nel bagno della cabina. Replicherà anche il giorno dopo con pappardelle al ragù.
Tiriamo fuori una bottiglia di Glen Grant con cui riempiamo stomaci e fiaschette e iniziamo a vagare in giro per la nave come da tradizione.
Dopo poche ore tutti i Marocchini che erano saliti in outfit occidentale, ora sono con i loro tradizionali djellaba a giocare a carte e fumare come se non ci fosse un domani. Sembrano Jedi.

Tra di noi Le direttive erano di portare a testa almeno una bottiglia di super alcolici per la nave e una per il viaggio vero proprio, ma vengono disattese da qualcuno. Nonostante questo ne abbiamo una discreta quantità, ma non abbastanza!

Madness in Sahara Desert Challenge

Madness in Sahara Desert Challenge

La voce gracchiante che comunica di sgomberare le cabine ci sveglia, seguono le dovute imprecazioni, ma ci rendiamo conto che stiamo sbarcando finalmente in Marocco. Sul ponte si respira già l’aria dell’Africa e siamo in trepidazione.
Mettiamo le ruote sul suolo marocchino e passiamo la, permettetemi il termine, fottutissima dogana. Soliti via vai africani e perdite di tempo tra mille fiche, ma si sà, va sempre così.
Arriviamo la sera ad Asilah dove conosciamo l’organizzazione Portoghese, prepariamo le casse con le nostre attrezzature e ricambi che dovranno trasportarci e attacchiamo i numeri e gli adesivi sulle nostre Moto.

Il giorno dopo (29 Dicembre) affrontiamo un lungo trasferimento di 518km fino a Marrakech, che Cane Pazzo cerca di fare tutti in impennata con il suo potente 950.
La sera mangiamo alla Pescheria Al Bahriya conosciuta in un precedente viaggio, nessun turista e tanto buon pesce a poco prezzo rispetto alle trappole di Djema el Fnaa.

Madness in Sahara Desert Challenge

Madness in Sahara Desert Challenge

il 30 Dicembre ci aspetta una tappa di 430km con il superamento del Col du Tichka, la valle del Draa, per finire con una sessantina di km in Off con il primo Bivacco a Mhamid. Tutto bene fino a quando, giusto prima di iniziare il primo km di Off, manco totalmente la deviazione sulla traccia e mentre sto facendo inversione, Ermax che era intento a guardare il GPS, mi tampona colpendo la Corona che si storta parecchio. Fortunatamente entrambi ne usciamo illesi, poteva andare molto peggio.

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Perdiamo circa due ore ma riusciamo a raddrizzare la Corona con pietre e martello e ci tuffiamo veloci nella parte di fuoristrada. Nonostante l’aver preso dei bei rischi, arriviamo al bivacco che è già buio da più di un ora.
Oltre a noi c’è un gruppo numeroso di Genovesi del forum MotoADV che hanno diversi KTM 690, un Suzuki Dr400 e due Africa Twin 650.

Luca che ha uno dei 690, ha portato una Corona di ricambio e gentilmente me la presta. Monta sul mio mozzo perchè è quello di una KTM da cross, adattato al mio 660, ma senza parastrappi. Il mio mozzo originale aveva la sede del cuscinetto sfondata e due settimane prima ho trovato di fortuna questo ricambio.
Cuciniamo il primo dei tanti risotti in busta, diciamo due cazzate, ci beviamo un whiskyno e andiamo a dormire nel nostro tendone.

Madness in Sahara Desert Challenge

La mattina dopo ci aspetta la prima vera tappa desertica di 400km tra cui parecchie simpatiche piste di sabbia che portano al lago Iriki.
Dopo il briefing ci fiondiamo subito nelle piste cercando di tenere un buon ritmo, i km sono tanti e non vogliamo arrivare di notte come il giorno prima, è anche l’ultimo dell’anno.
Non c’è una bava di vento e la polvere alzata dalla moto prima rimane li, galleggia piano nell’aria.

SDC 2015

Complice la Polvere e l’andatura allegra che si può tenere viaggiando con poco peso sulla moto, Bee sulla sua 690 non vede una bella buca. L’impatto è forte, si solleva la ruota posteriore e perde l’appoggio sulle pedane, battendo la testa sul telaietto porta-strumenti. Quasi riesce a recuperarla, ma alla fine si sdraia a terra battendo di nuovo la testa, sembra su una roccia. Sulla destra il suo casco nuovo ha una bella ammaccatura.

Fino a quando l’adrenalina della caduta è in circolo sembra stare bene, dopo circa 15 minuti, inizia a dimenticarsi dove sia e perchè, classico segnale di un Trauma Cranico, di cui Ermax è semi-professionista…

SDC 2015_Virgilio

Ed ecco a voi il Primo Episodio anche in Video!

-CONTINUA EPISODIO 2