-CONTINUA DA EPISODIO 1

Bee è caduto a media velocità su una buca profonda, nascosta dalla polvere.
Lui e la sua KTM 690 erano i terzi del nostro gruppetto, solo Ermax ha visto il suo volo rischiando pure di travolgerlo e
purtroppo Bee ha picchiato forte la testa, ammaccando anche il casco.

Il serbatoio destro perde benzina, che cerchiamo di recuperare con una piccola bottiglia, il telaietto porta-strumenti è molto danneggiato.
Ma la cosa che ci preoccupa di più è la sua condizione fisica. Dopo circa 15 minuti Bee inizia a fare delle strane domande: “aspettate raga perchè siamo qua?” “ma sono caduto?” “la moto è tanto demolita?” “dove stiamo andando?”..
Gli rispondiamo e lui riinizia da capo.
Ermax capisce che potrebbe trattarsi di un leggero trauma cranico, visto che ne ha subiti diversi: una volta, cadendo in moto e battendo la testa, si è risvegliato in ospedale e non ha nemmeno riconosciuto sua madre!
Grazie alla radio di un partecipante in 4×4 che si è fermato ad aiutarci, riusciamo a contattare l’ORG avvisandoli dell’incidente e chiedendo l’intervento dei Medici.

SDC 2015_Virgilio

I Medici arrivano abbastanza in fretta e confermano la diagnosi del trauma cranico, ci tranquillizzano dicendo che non ci dovrebbe essere nessuna emorragia interna.
Il problema ora è un altro: chi la guida la K690 fuori dal deserto? L’ORG ha il carrello, ma percorre la strada asfaltata, per caricarla bisogna finire la parte Off e mancano ancora più di 180km, tra cui la pista di sabbia di Chegaga che porta al Lago Iriki…
Dopo esserci coordinati, si decide che Nelson (uno degli organizzatori) guiderà il Defender di Marco Marengo, Bee viaggerà in 4×4 con i medici che lo terranno sotto osservazione e Marco guiderà fino alla fine di tappa il mezzo di Bee.
Tanto spavento, ma alla fine si è risolto tutto al meglio, fortunatamente.
Noi tre superstiti arriviamo alla bellissima Oasis sacrée d’oum Lâalag, la tappa proseguirà poi per la pista di Chegaga, il Lago iriki e il guado del fiume el Mellah.

SDC2015

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La Pista di Sabbia di Chegaga che porta al Lago Iriki sembra il famigerato crossodromo di Lommel.
Sono solo una decina di chilometri da percorrere, ma faticosissimi.
Se ti fermi, sei fregato. La stanchezza si fa sentire dopo poco, la moto sbacchetta a destra e manca e bisogna cercare di farla correre il più possibile.
Incontriamo anche un po’ di Fech-Fech (sabbia fine come borotalco) dove ovviamente ci piantiamo tutti e tre.
La concentrazione e la fatica ci fanno dimenticare anche di accendere le Action Cam o di fare semplicemente una foto, ma il ricordo di quella pista rimarrà sempre impresso nella nostra mente e avambracci.

Arrivati al Lago Iriki ci sgargarozziamo a testa un bel litro d’acqua fresca e riprendiamo un po’ le forze all’ombra. Non vediamo arrivare nessun altro motociclista, a parte Giancarlo con una Honda 450, ha sulle spalle più di 50 anni di esperienza motociclistica e dà molto più gas di noi scoppiati.
I Genovesi con le Bicilindriche (Africa Twin e 950ADV) soffrono parecchio per fare quei 10km di sabbia molle, ma al lago Iriki ci arrivano pure loro. Bravissimi.

Per arrivare al bivacco di Icht mancano ancora 125 km di Off più 193 km di trasferimento, cerchiamo di tenere un ritmo allegro e riusciamo a fermarci solo una volta per una sigaretta, pisciata e foto.
Guadiamo il fiume el Mellah e ci avviciniamo sempre di più alla fine dell’Offroad, dove c’è anche Marc dell’ORG che ci aspetta per fare rifornimento.
Al Refuel sta tramontando, arriviamo a Tata che ormai è notte, decidiamo di fermarci lì a fare il Cenone con zuppa Marocchina (Harira), Tajin di pollo e, non plus-ultra di fine anno.. Lenticchie!

Madness in Sahara Desert Challenge

Madness in Sahara Desert Challenge

Madness in Sahara Desert Challenge

Al Bivacco sono arrivate solo una decina di 4×4, ma prima di Mezzanotte appaiono quasi tutti.
Tranne Alberto con l’Africa Twin 650, Jaime, un catalano con la Guzzi NTX 750 e il mitico meccanico portoghese Luis Agostinho con il suo Land Cruiser. Scopriamo il giorno dopo che per varie peripezie, hanno dovuto passare la notte in mezzo al deserto, senza tenda o sacchi a pelo..Un Capodanno molto avventuroso e indimenticabile, in grande stile Paris-Dakar.
Noi invece beviamo e festeggiamo, tanto il giorno dopo ci sarà una tappa “solo” di 360km. Portoghesi..Gente previdente!

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Madness in Sahara Desert Challenge

La mattina seguente ci svegliamo un po’ confusi, ma relativamente pronti per affrontare la tappa di giornata che ci porterà fino a Tan Tan, avvicinandoci sempre più al Western Sahara.
Le piste sono facili e scorrevoli, ma ancora tanta polvere, che senza vento, rimane sospesa nell’aria.
Finalmente sembra che vada tutto liscio, snoccioliamo un chilometro dopo l’altro attraversando canyon spettacolari e laghi asciutti in cui scateniamo i nostri istinti primordiali.
Sul finire dei 150km di Off della tappa, Ermax pizzica la camera anteriore, buona occasione per mettere in pratica i suoi consigli su come usare le Leve.
Cane Pazzo perde il cavalletto laterale della sua 950 SE, spaventa qualche bambino sgasando senza DB Killer e senza altri grandi problemi arriviamo al tramonto allo Ksar Tafnidilt nei pressi di Tan Tan.

Madness in Sahara Desert Challenge

Passeremo la notte in questo bellissimo Ksar, facendo un’ottima cena a base di Harira e Tajin di Cammello a volontà, preceduta da un abbondante aperitivo a base di Gin Tonic, visto che il buon Cane Pazzo tira fuori a sorpresa un’ottima bottiglia di Broker’s Gin!
Bee sta sempre meglio, ormai è completamente lucido e si pensa a come rimetterlo in viaggio.
La sua K690 ha bisogno di diversi interventi e lui deve sottoporsi a degli esami per essere certi che possa effettivamente guidare la moto e correre i rischi che ne consegue.
Quando arriveremo il 3 Gennaio a Dakhla sarà possibile fare tutto ciò, Bee deve tenere duro..

Ed ecco a voi il Video del Secondo Episodio!

-CONTINUA EPISODIO 3