Ormai in linea con la moderna tradizione, pare che le migliori esperienze nascano da una conversazione di gruppo su whatsapp.
Finalmente riusciamo a partecipare alla Motonightmare Before Christmas, una cavalcata hard per big mono e twin (insomma, gran puttanone) in quel dell’alpe ligure, organizzata dal Motoclub Divisione Enduro A.S.D, già autore di altri eventi in ambito enduristico. Gira che ti rigira, solo due valorosi di MLGP riescono ad andare a Rapallo, da dove partirà la Motonightmare 2016.
Siamo io ed Ermax, accompagnati dal fido Ténéré 600 e dal mio nuovo KTM 690, già col telaio modificato a banana a causa di un volo giù da una scarpata qualche mese fa.

Il Venerdì:
L’esperienza della MN inizia nel migliore dei modi, quando arrivato a casa di Ermax per caricare la sua moto sul carrello, vengo accolto da un laconico “non parte”.
Benissimo, tra candele pulite e pedivellate a vuoto, rimane solo la soluzione finale, quella sempre vincente: una bella spruzzata di etere nel condotto d’aspirazione.
La Ténéré tira un sospiro di sollievo che manco Uma Thurman in Pulp Fiction quando le fanno l’iniezione di adrenalina nel cuore.
Tutto il resto si svolge regolarmente: autostrada, autogrill, cena sociale, briefing, messa a punto dei veicoli. Qualcosa purtroppo dopo cena va storto, io ed Ermax pensiamo sia un’ottima idea andare a bere come dei satanassi fino ad un orario improbabile, considerando che la mattina dopo la sveglia è alle 06:30 per essere in sella operativi alle 07:00. (Classicone della Crew MLGP, troppo facile girare senza Hangover n.d.r.)

Il Sabato:
Il rumore degli altri che ci svegliano nello stanzone della sede del Moto Club dove abbiamo dormito è più straziante di mille gessetti sulla lavagna, ma siamo adulti e responsabili, quindi facciamo del nostro meglio per impacchettare il materiale della notte ed infilarci nei vestiti da enduro.
Finchè si trattava di liberarsi del pigiama o del sacco a pelo, la cosa non è stata eccessivamente complicata, ma liberarsi dell’hangover è risultato molto più impegnativo, ma ripeto, siamo adulti e responsabili e ce ne siamo fatta una ragione. Con la più classica delle colazioni liguri, alias focaccia del giorno prima pucciata nel cappuccino siamo pronti ad affrontare un giro che ci terrà in sella per 200km e 12 ore!

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Si inizia con un breve tratto di Aurelia fino a Carasco dove ci si inerpica per la brulla alpe ligure.
Il giro inizialmente non presenta grandi difficoltà, cosa che mette a proprio agio i partecipanti, che ringraziano calorosamente.
La composizione dei partecipanti è alquanto eterogenea: Andrea, su lc4 640, è uno dei due organizzatori, trenta e passa anni di tanta ignoranza nel polso destro e un’ottima guida. Impavido;
Max, stessa età circa, su wr250f. L’utilizzo della gaia motina è stato concesso visto che alternava momenti da scopa ad altri da apripista, anche su di lui non c’erano dubbi, quando c’era da cercare qualcuno che sghignazzasse mentre fotografava i poveri disperati in difficoltà. Guardone.
Giovanni con un’Africa Twin pesantemente rivisitata da Only Bike, gran bel mezzo, peccato che avesse lo stesso serbatoio di un mono pur avendo il doppio dei cilindri. Stranamente nessun intoppo, bravo Giovanni, bravo. Malandrino.
Drigo, Hammer e Ube, tre individui, tre età diverse, tre moto uguali, i tre K690.
L’unico momento di difficoltà è stato risalire in sella dopo il pranzo, quella del 690 è effettivamente un po’ stretta e tende ad infilarsi in mezzo alle chiappe, causando fastidi che il lunedì mattina in ufficio permangono. Prevedibili.
Ermax col Ténéré 600 più modificato di un ufficiale alla Dakar dell’87. La corsa delle sospensioni assolutamente esagerata gli ha permesso di affrontare buona parte degli ostacoli tendenzialmente indenne, si è complicato la vita bevendo con me la sera prima. Sofferente.
E’ comparso poi Tommaso in sella a un Dominator la cui modifica da enduro più strutturata era un motorino d’avviamento rumorosissimo, stesso rumore di un v12 in fase di accensione. Nonostante il tasso di bestemmie elevatissimo, ulteriormente aumentato dopo la rottura della leva del freno anteriore con relativo moncherino, è riuscito a in qualche modo far concludere il giro allo stanchissimo Domi. Eretico.
Andrea (l’altro) su una Honda XR 600, dotato esclusivamente di quel meraviglioso avviamento a pedale che ci ha fatti un po’ sognare, ogni volta che spegneva la moto era opportuno mettersi in posizione comoda per guardarlo, possibilmente coi pop corn, uno spettacolo. Quadricipite.
Nota d’infamia per l’ultimo componente del gruppo, il buon Alessandro (che peraltro si è subito la discesa in macchina con me ed Ermanno, pare sia svenuto all’altezza di Serravalle Scrivia per risvegliarsi di soprassalto dalle parti di Recco) che ha partecipato con un leggerissimo EXC450. Nonostante il bonus moto, lo abbiamo visto (e ripreso) fare un paio di voli assolutamente spettacolari. Funambolico.

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Il giro non presenta mai parti eccessivamente insuperabili ma sommate insieme sono davvero un bel mix.
Il tutto va condito con il fondo che alternava un sottobosco umidiccio, che può accompagnare solo la più classica delle perdite dell’anteriore con conseguente facciata. Un fondo perennemente fangoso e in alcuni eccitanti tratti, ghiacciato, sarebbe da sciocchi stupirsene, visto che si gira il 10 di dicembre.
Un pratone verde in lieve salita ha mietuto numerose vittime, ricordava molto lo sfondo di Windows XP.
L’arcano è stato presto svelato: suddetto pratone è immerso nella nebbia e grazie alla temperatura costante di meno pochi gradi risulta una colossale distesa di erba ghiacciata. Max, Hammer e Ale sono passati con una leggiadria inaudita, forse perché sotto sotto lo sapevano, per tutti gli altri non c’è stato niente da fare, faccia nel prato e moto spenta, con un profondo senso di vergogna.
Tranne per Ermax che a testa alta, s’è intestardito ed ha tentato una ripartenza da fermo in salita.
L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è intervenuto sul posto, facendo scoperte inaudite che saranno in seguito riportate su riviste di settore.
Tutto prosegue nella normalità più apparente, tra facciate, scogli, passaggi decisamente non nati per far passare una moto da quel determinato punto, fino al punto più importante della giornata: il pranzo.
Raggiungiamo l’agriturismo La tempestosa a Bedonia (PR), giusto il tempo di chiedersi come mai un nome del genere affibbiato a un posto così apparentemente tranquillo, che ogni dubbio eziologico viene cancellato dall’arrivo di taglieri e cuffe carichi di ogni ben di Dio.

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Come sempre, rialzarsi da tavola dopo un pranzo del genere è un po’ come affrontare la sveglia, lentezza nei gesti, poca voglia di vivere, pesantezza e tanto bisogno di cacare, ma recitandolo ancora come un mantra: siamo adulti e responsabili, quindi ci facciamo forza e ci prepariamo ad affrontare quel che resta del giro.
Purtroppo Hammer ci abbandona via asfalto, ma non possiamo fargliene una colpa, ha retto già una mattinata estenuante meglio di come tanti altri più giovani han saputo fare.
Il pomeriggio procede senza intoppi eccessivi, salvo qualche momento di stanchezza estrema

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Arriva infine la meravigliosa fase post 16:00, alias se fossimo a luglio a quest’ora il sole sarebbe ancora altissimo, peccato che alle 16 il sole ti ha già allegramente sfanculato e sta tramontando sornione, quasi con un verso di sfida vedi vedi ora come te la cavi nel sottobosco col tuo faretto sfigato.
Effettivamente il buio non aiuta, ma i rimanenti 9 partecipanti proseguono di buon passo, salvo per un taglio di giusto giusto 200m che si rivela essere un toboga in discesa costellato di canali da un metro e tronchi viscidi al punto giusto, pericolosamente vicini a bordo sentiero.

Intorno alle 18 la sfiga colpisce ancora, quando buco talmente male la gomma anteriore che il flap del cerchio esce a farsi un giro. Ovviamente tutti avevamo le leve e la pompetta, alcuni attrezzatissimi anche il tiravalvola della camera d’aria. Ma da buon Puttanieri disadattati, l’unico con la camera di scorta era Hammer, circa a 60km d’asfalto da noi.
Motonightmare finita per me. Mi son dovuto fare quegli allegri 50km da Varese Ligure a Rapallo su asfalto, con infinita gioia e ringraziamento del cerchio anteriore che ha icredibilmente retto io mio leggero fisico tutto il tragitto!
Giunti alla sede del MC, noto le due filosofie che stanno dietro all’ enduro invernale: chi smonta dalla moto e si mette davanti alla stufa meditando sugli errori di una vita e chi invece smonta e si adopera subito per pulire il mezzo e fare un po’ di ordine.
Io personalmente non ricordo se ho meditato sulla mia vita, ma ero davanti alla stufa, questo me lo ricordo bene e penso anche Ermax sia della stessa corrente filosofica.
Un altro giro è andato, probabilmente l’ultimo dell’anno, visto che le prossime settimane avranno come unica attività agonistica quella di stare a tavola con parenti che non si vedono da troppo tempo, tentando di mostrare ancora un briciolo di dignità in mezzo a pranzi, cene, aperitivi, merende e colazioni per farci gli auguri di natale.
Teniamo duro per la riapertura della stagione enduristica a Gennaio 2017!

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