In commercio ci sono svariati tipi di pettorine, che differiscono molto tra di loro sia a livello costruttivo che come protezione offerta.
Si va dai semplici bustini protettivi con parti in plastica senza nulla sulle braccia, utili principalmente per proteggere dai sassi alzati dagli altri piloti, a capi più protettivi dotati di tutte le protezioni e con tutori omologati EN Lev. 2 sulla schiena.

La scelta è molto personale e dipende molto anche dalla tolleranza che si ha alla relativa costrizione che i capi più protettivi implicano. Io ho scelto la Leatt Body Protector 5.5
Specialmente tra i crossisti, molti preferiscono rinunciare un po’ alla protezione a vantaggio della libertà di movimento.
Come al solito prima di entrare nel dettaglio iniziamo con un po’ di informazioni generali.
Intanto il prezzo, decisamente tra i più salati, 299 euro di listino, come del resto la maggior parte dei prodotti del marchio del doc Leatt.
Veniamo alle taglie: ce ne sono 3, S/M, L/XL ed XXL.

Per quanto riguarda i colori è disponibile con le protezioni bianche o nere, in entrambe i casi installate su di una maglia di tessuto elasticizzato nero.
Il capo in esame è probabilmente tra i più dotati di protezioni disponibili sul mercato.
Protezione anteriore e posteriore EN Liv. 2, Liv.1 su gomiti e spalle (l’omologazione Liv. 2 non esiste per questi componenti);
E’ forse l’unico capo in commercio dotato di protezione per le costole così coprente e presenta sia davanti che dietro degli appositi alloggiamenti per integrare il collare protettivo dello stesso marchio.

indossata front

inserimento post

Anche se il Neck Brace della Leatt ha visto un grande cambiamento nella forma dal primo modello (quello visibile in foto) alle ultime versioni, questa pettorina è compatibile con tutte le edizioni, ma non con gli svariati modelli della concorrenza (Alpinestars, Moveo ecc. ecc.).
Sono inoltre presenti due cinghie elastiche sopra le spalle per fissare il collare senza dover ricorrere ad altri espedienti.

tirello laterale

Analizzandone la costruzione possiamo vedere come tutte le protezioni siano fissate in maniera inamovibile su una maglia elastica che si apre lungo entrambi i fianchi, con due cerniere.
Una volta indossata è molto comoda e non limita assolutamente i movimenti, ma toglierla è piuttosto difficile. La maglia elasticizzata tende ad appiccicarsi alla pelle sudata e tirando le maniche per toglierla ho parzialmente strappato sia la manica destra che quella sinistra.

strappo destra

strappo sinistra

A mio parere questo dipende sia dalla scelta del materiale (la rete utilizzata da Dainese per esempio non presenta questo problema) che dalla misura delle maniche, che mi sembra un po piccola rispetto a quella del corpo. Io sono alto 1.75, non particolarmente muscoloso ne grasso, e ho preso la L/XL. Sul busto mi sta giusta e anzi potrei ingrassare di almeno una quindicina di chili senza avere problemi, ma le maniche mi sembrano lievemente sottodimensionate.

Le braccia ci stanno bene in realtà, ma ho la sensazione che se avessi gli avambracci poco più grossi rimarrebbero un po’ costretti (questo è un aspetto da valutare individualmente: a me da molto fastidio qualsiasi costrizione in questa zona perchè mi causa “indurimento” delle braccia piuttosto precoce, molti non soffrono di questo problema).
Un’ultima considerazione sulla vestibilità riguarda le protezioni delle spalle: sono molto protettive ed ampie, ma se indossata sotto la giacca da enduro bisogna posizionarle con cura. Se non si fa attenzione l’attacco della manica della giacca rischia di stringere sotto l’ascella limitando il circolo di sangue.
Il che porta a formicolii ed indolenzimenti dopo pochi minuti di guida. Se sistemate correttamente non c’è però alcun problema anche dopo una dozzina di ore consecutive completamente vestiti.

Detto questo sono rimasto molto soddisfatto dal grado di protezione offerto, e vi assicuro che il terreno l’ho assaggiato parecchio! (Ermax nel viaggio a Dakar è esploso frequentemente n.d.r.)
Gomitiere e protezioni sulle spalle attutiscono molto bene gli urti e le placche sul costato riparano bene anche nella malaugurata (ma provata) evenienza di rotolare a buona velocità su una pietraia. Anche nella pratica del motocross non ostacola i movimenti. Devo però menzionare che se abbinata alla prima generazione del collare della Leatt (che nella parte posteriore è più alto degli attuali) limita un pochino il movimento all’indietro della testa.

limite posteriore

Onestamente non ce ne si accorge se non nelle staccate più violente in forte discesa, quando ci si allunga completamente all’indietro e, complice la pendenza può essere necessario alzare un po lo sguardo per “inquadrare” la curva.
Tirando le somme, il Body Protector 5.5 è un capo incredibilmente protettivo e consigliato per il viaggio e l’enduro, anche se a mio parere non si adatta particolarmente alle taglie un po più abbondanti, e, visto il prezzo, dovrebbe offrire qualcosa di più a livello di praticità e resistenza di alcune finiture.