‘Vedrai, quando tornerai per la prima volta dal Sahara, ti beccherai una malattia incurabile..’ disse un amico viaggiatore, prima di quel fatidico inverno del 2013.
Era la mia prima volta in Africa, solo con il Capitain, entrambi allo sbaraglio.
Unico obbiettivo: arrivare al Campement Zmela nel Sahara tunisino per capodanno. Lì conoscemmo anche Ali, amico scomparso di recente.

Non avevo mai creduto troppo a questo Mal d’Africa, forse complice la spocchia che a volte mi contraddistingue.
Ne sembrano tutti afflitti. Come è possibile aver così tanto desiderio di tornare nel Continente?
Oltre al Sahara, ci sono tanti altri posti bellissimi, eppure non senti la necessità impellente di ritornarci.

Invece non mi sono mai sbagliato così tanto. Il Mal d’Africa esiste eccome. E segna la tua esistenza per sempre.
Dopo il quarto Capodanno consecutivo trascorso nel Sahara, spero e cercherò di passare quelli futuri sempre lì. Non vedo e non concepisco alternative.

Tutt’ora mentre scrivo questo resoconto, sento ancora un infinito vuoto interiore, una voglia così forte di rivivere quelle esperienze estreme e respirare a pieni polmoni quell’aria così autentica, che tutto il resto passa in secondo piano.
Calcoli solo i giorni che ti mancano per ri-ascoltare il suono del silenzio nel deserto dei deserti.
Perchè in realtà una cura per il Mal d’Africa esiste: basta tornarci il prima possibile!

Ain Ouadette

Ovviamente la stessa cosa è successa appena tornati dal viaggio a Dakar.
In quel viaggio purtroppo avevo saltato una bellissima parte di dune in Mauritania a causa della rottura di una fascia della mia fida 660, maledetta sabbia entrata nel motore. Quindi dovevo recuperare in qualche modo..

Idea! Perchè non andare ad infognarci sul Grand Erg Oriental per raggiungere i famigerati laghetti di Ain Ouadette?
Inizialmente dovevamo essere in 4, tutti ufficiali MLGP: Io (Mariscos), Cinghialord con il suo nuovo 690, Yuppi sempre con il 690 Kit Dottori e Dadda con una non putttanona, il suo nuovo CRF 450 X (Vergognati!)

Purtroppo Yuppi e Cinghialord, per motivi pressochè validi, paccano me e Dadda a poche settimane dalla partenza.
Per fortuna recuperiamo altri avventurieri: Matteo con una BMW 650 Xchallenge e Gianluca e Christian, romanacci con un tamarrissimo Ford Ranger Pickup e una Yamaha WR 450 nel cassone.
Ottimo, nonostante avessimo già contattato una guida per trasporto bagagli e benzina (è impensabile arrivare in autonomia ad Ain Ouadette, oltre che vietato) abbiamo un altro mezzo di supporto e possiamo un po’ sbragarci con il bagaglio: cibo in più, tendone gigante di MLGP e ricambi di ogni tipo. Ed il Whisky, non dimentichiamoci il Whisky!

La M/N Superba parte il 24 Dicembre. Si prevede la Vigilia in una nave piena di musulmani a base di birrette, Whisky al miele, focacce e salumi recuperati alla Coop del porto di Genova, niente di meglio. Il regalo (questa spedizione) ce lo siamo già fatti.

Ci incontriamo tutti al porto e siamo pronti ad imbarcarci. Quasi pronti, perchè all’Alfa Mito prestataci per portare le moto al porto (la mia 660 attualmente è senza assicurazione e revisione) si inceppa il blocchetto d’accensione e non parte più. Dopo svariate bestemmie, smontiamo, rimontiamo e ad un certo punto Gianluca riesce a farla ripartire! Grandissimo, ora il fratello di Dadda può tornare verso Milano.
Abbiamo già smarcato una rogna tutti assieme. Perfetto, siamo già belli affiatati nel risolvere problemi, condizione fondamentale per un viaggio in Africa.

Ain Ouadette

Il mare è una tavola e c’è il sole. Si sta proprio bene e ci godiamo la crociera raccontandoci un sacco di storie, soprattutto Gianluca che ne ha combinate parecchie in Africa. La sera ci prendiamo una bella sbronza, come da tradizione di MLGP.
Il giorno dopo la Superba è in perfetto orario e per le 15 circa arriviamo a la Goulette, il porto di Tunisi.
Ora ci attende l’inferno delle dogane Africane.

Quella del porto di Tunisi consiste in un ammasso di automobili e furgoni carichi fino all’inverosimile che devono essere controllati uno per uno, attraverso vari cabinotti specifici per documenti, bagagli, marche da bollo..
Con le moto hai vita più o meno facile, ma basta perdere una Fiche o non aver controllato che sia stato fatto un timbro per mandare a puttane tutto il procedimento.
Il problema è il Ranger con sopra il WR 450. Rimbalzati varie volte da un cabinotto all’altro, i doganieri li tengono incastrati per qualche ora in più rispetto a noi motociclisti. L’idea era riuscire ad arrivare più a Sud possibile, avevamo pensato a Kairouan, invece quando escono dalla dogana è già buio e preferiamo non fare troppa strada. Così ci fermiamo ad Hammamet, in un bel residence con piscina per meno di 10€ con colazione inclusa..

Ain Ouadette

La mattina, dopo l’abbondante colazione, partiamo di buona leva verso Tozeur. Da li visiteremo il classicissimo set di Star Wars di Mos Espa per poi attraversare un pezzo di Chott el Djerid per finire sulla bellissima pista del deserto di Tozeur che porta a Douz.

Dopo avermi quasi abbandonato in Mauritania, la 660 deve riconquistarsi la mia fiducia.
È come perdonare la propria donna dopo che ti ha tradito, se avete provato anche voi a fare sta cazzata, sapete come funziona..

Nel traffico di Hammamet la 660 inizia a fumare dal tappo del radiatore e inizio a scompensare e incazzarmi, per fortuna era solo il tappo stretto male, ma ora sono sulle uova e ogni volta che mi fermo, controllo compulsivamente tutto con ansia da schizofrenico.
Tra l’altro in uno di questi controlli, noto che perde olio da qualche parte della testata. Io perdo definitivamente il controllo bestemmiando contro il mio amato meccanico Mauro.

Anche in questo caso erano solo due viti del coperchietto d’ispezione valvole allentate.
Una volte strette la perdita sparisce. Partiamo bene, ma sempre meglio essersene accorti prima di entrare nel Grand Erg.

Sul tragitto ci fermiamo a gustare una delle prelibatezze della cucina Tunisina: l’agnello di strada.
Lo definisco da strada perchè sono letteralmente agnelli sgozzati e appesi la mattina in capanette di fianco alla Route National.
Tu scegli semplicemente quanti kg vuoi, il cuoco te lo taglia e pesa davanti, poi passa alla griglia. Il tutto contornato da Harissa, Pommes Frites, olive e ogni altro ben di dio mediterraneo.
Attenzione alle inculate, meglio contrattare il prezzo prima.
Oltre al Mal d’Africa, mi sono anche beccato il mal di capretto tunisino. Per non parlare del Bric a l’Ouef!

Ain Ouadette

Arriviamo a Tozeur che è già buio, troviamo un altro Hotel a pochissimo e prepariamo tutto per il giorno dopo. Si scarica il WR 450 dal Ranger e facciamo il set up delle moto per la tappa Offroad del giorno seguente. Si arriverà a Douz dove incontreremo Arbi, la nostra guida, faremo un po’ di scorte d’acqua per le 4 notti nel deserto e poi via verso l’ignoto e i laghetti di Ain Ouadette.

Quest’anno ha piovuto moltissimo, i palmeti sono di un verde mai visto prima e la sabbia è bella dura. La pista a Nord di Tozeur che porta alla Camel Stone e poi a Mos Espa è il test che faccio fare a chi non ha mai guidato sulla sabbia e negli spazi desertici.
In questo modo capisco le effettive capacità dei mezzi e dei conducenti.
Tutti si comportano egregiamente, anche grazie alla sabbia particolarmente dura, rispetto agli anni precedenti.
il Ranger mi lascia a bocca aperta per la sua attitudine nel copiare ostacoli e buche, che mezzo!

Ain Ouadette

Arriviamo al Chott, ma ci rendiamo conto che le copiose piogge hanno reso parecchio pericoloso il fondo, arriviamo giusto alla casa di Luke Skywalker, poi decidiamo di tornare indietro e prendere la pista del deserto di Tozeur più avanti, se no rischiamo di lasciare i mezzi in quella palta salina da film Horror.
Entriamo nella pista e cominciamo a divertirci sul serio. Questa è davvero poco battuta, ho sempre e solo trovato qualche cammelliere, mai altri africanisti.
Si può scannare per bene senza fermarsi per chilometri, poi con i bagagli sul Pickup è una vera goduria.
Ogni tanto ci fermiamo ad aspettare il Ranger. Dadda scopre di aver smarrito il suo cellulare, gli è volato via dalla tasca della sua tecnicissima giacca Revit.

Strano non fosse successo ancora niente! Essendo in anticipo sulla tabella di marcia Dadda e Gianlu decidono di ripercorre la pista all’indietro per tentare di trovarlo, noi tre li aspetteremo, cazzeggiando beatamente.
Stupendo essere di nuovo completamente immersi nel nulla ad ascoltare il silenzio. Il cielo è di un azzurro splendido ed il sole di mezzogiorno scalda le nostre ossa ancora abituate al rigido inverno.

Vedo già Matteo e Gianluca con dei sorrisi da allucinogeno. Ecco che si manifestano i primi sintomi del Mal d’Africa.
Dopo ben due ore vediamo all’orizzonte il Ranger che sta tornando, il cellulare di Dadda è stato ritrovato, davvero incredibile!

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Finita la pista torniamo sull’asfalto che porta a Douz, incredibile quanto sia tutto allagato, i Chott sono stracolmi d’acqua!
Passiamo da El Faouar a salutare un amico gommista e arriviamo al Camping Desert Club dove montiamo il nostro TeePee e incontriamo la guida Arbi.
Purtroppo il padre di Arbi è morto il giorno prima che arrivassimo a Douz, e ovviamente non potrà accompagnarci lui. Ci inoltreremo nel Grand Erg con il suo Driver che guida un Pickup Hyundai e un suo fidato amico.
Staremo qui due notti per avere tutto il tempo di fare scorte d’acqua, fare un bel giro nel mercato, preparare e pulire i mezzi dal fango salino e sopratutto mangiare al ristorante La porte du Sahara, il mio preferito a Douz!

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Al camping Desert Club si sta sempre molto bene, quest’anno però c’è pochissima gente, la titolare francese non è per niente contenta e mi racconta che è dovuta tornare a Nizza a lavorare quest’estate per pagare le spese.
E indovinate? Era li proprio durante l’attentato del 14 Luglio. Più pericolosa una città Europea o il Sahara? giudicate voi.

La sera accendiamo un bel fuoco e ci scoliamo qualche birretta, il giorno dopo si parte per la vera spedizione.
Costeggeremo il Parc Jebil e faremo il primo campo autonomo vicino a Tembaine, una montagna spettacolare in mezzo alle bastarde dune tunisine..

Ain Ouadette

Ain Ouadette

-CONTINUA PARTE 2>-