Spedizione ad Ain Ouadette – Tunisia – Parte 2

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-CONTINUA DA PARTE 1

Il risveglio al Camping Desert Club di Douz è quasi eccitante, siamo belli carichi per i nostri 5 giorni di Deserto verso i laghetti di Ain Ouadette e ritorno. Arrivano pure i Gendarmi a verificare le nostre targhe e capire se abbiamo effettivamente una guida che ci accompagnerà.

Tutto ciò mi mette un po’ a disagio, è la prima volta che succede una cosa del genere, ma lo fanno solo per la nostra sicurezza:
il governo Tunisino non può permettersi che accada qualsiasi cosa a noi avventurieri desertici, siamo i pochi rimasti che visitano tutt’ora il paese, soprattutto nei mesi invernali. Se succedesse qualcosa ad uno di noi, la voce girerebbe in fretta e anche noi appassionati diserteremmo la Tunisia.

Sbrogliate le pratiche con la Gendarmerie, attendiamo la nostra guida e il suo Pickup Hyundai. Destinazione del giorno è la montagna di Tembaine.
Prendiamo la pista per il Cafè du Desert poi costeggeremo il Parc Nationale du Jebil e faremo il primo campo in totale libertà e silenzio.
Tutto procede al meglio e arriviamo veloci al Cafè du Desert dove ci godiamo un bel Thè alla menta.

Ain Ouadette

In direzione Tembaine inziano le prime dune, finalmente! Era un anno che non pensavo ad altro ed ora siamo di nuovo a danzare sulla sabbia, una delle più belle sensazioni di sempre in moto!

Così bella che dopo qualche chilometro ci rendiamo conto di aver perso Matteo con la sua 650 Xchallenge. Io e Gianlu torniamo indietro sulle nostre tracce, ma non lo troviamo. Saliamo quindi sulla duna più alta, ma niente.
Incominciamo a preoccuparci sul serio.
Le nostre menti iniziano a viaggiare su quello che possa essere successo a Matteo: Rottura moto? Rottura arti?
Per lui è pure la prima volta nel deserto non immagino cosa gli stia passando per la testa!

Dopo una ventina di minuti lo vediamo arrivare all’orizzonte. Si era perso e non trovava più le nostre tracce.
Per fortuna, grazie al GPS, è riuscito a tornare indietro ritrovando i segni sulla sabbia permettendogli di raggiungerci.
Quando si toglie il casco lo vediamo bello agitato, ma felice.
Il Sahara lo ha voluto mettere alla prova, penso che non si dimenticherà mai di questo episodio!

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Arriviamo a Tembaine e ci sono i soliti finti hippie crucchi con i loro 4×4 e mega camion da (n)mila €, scaliamo la montagna per fare un po’ di foto e video godendoci il paesaggio del mare di sabbia del Grand Erg Orientale, dopodichè scendiamo e prepariamo il campo.
Complice la mancanza della Luna, il cielo stellato di quella notte nel deserto rimarrà sempre nella mia mente, uno spettacolo che ognuno dovrebbe vivere almeno una volta nella vita.

Sdraiarsi soli di notte sulle dune, lontani dal fuoco del campo immergendosi nel silenzio più totale per percepire il sublime.

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Con una stellata così, può accompagnare solo! Ci svegliamo ancora più carichi del giorno prima per la scorpacciata di dune giornaliera.
Dopo Tembaine la sabbia, dura per le consistenti piogge di quest’anno, ritorna la solita bastarda tunisina, soffice e sottile.
Sempre pronta a farti affondare l’anteriore quando meno te lo aspetti..E giù di ribaltoni!

Passano i chilometri e La pista tra le dune diventa sempre più difficile: i cordoni si susseguono uno dopo l’altro senza tregua e sono sempre più alti.
Dadda e Matteo nonostante sia la loro prima volta sulla sabbia se la cavano alla grande, ad ogni ora la loro guida migliora, nonostante la fatica inizi a farsi sentire dopo esserci insabbiati giusto quel paio di volte.
Il battesimo del Sahara per loro non poteva essere più duro e cattivo, si dice che questo sia uno dei tratti più difficili di questo immenso Deserto..

La sera facciamo campo presso il Grand Dekanis (immaginate dopo una giornata faticosissima in che modo sia stato prontamente rinominato questo luogo), altra montagna in mezzo alle dune simile a Tembaine, un’altra nottata magica sotto il cielo stellato a raccontarci storie intorno al fuoco.

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Il giorno dopo stessa storia, montagne di sabbia finissima a perdita d’occhio. Insabbiature e ribaltoni non si riescono a contare sulle dita di entrambe le mani.
Anche il Ford Ranger si insabbia qualche volta, vedere lo Hyundai tutto scassato della guida tirare fuori il Ranger nuovo di zecca mi fa molto ridere.
I locali fanno ciò che vogliono su queste dune, non importa il mezzo che hanno a disposizione. Con le mobilette li vedi sempre sulla giusta traiettoria e salgono senza problemi ovunque, qualche pedata a terra la tirano anche loro, ma arrivano a destinazione sicuramente facendo meno fatica di noi.
Pensare che ci facciamo le questioni su quale gomma o quale moto per fare questo o quello, abbiamo sempre e solo da imparare!

Quella sera avremmo dovuto già raggiungere i famigerati laghetti, ma siamo demoliti.
Io e Christian arriviamo per primi al Petite Dekanis, ci fermiamo sotto la montagna a fare qualche foto e il romano mi dice: “Aho, ma nun è che cesta un bbar per bersi qualcosa di fresco?” lo prendo in giro rispondendogli: “Figa, qua dietro c’è un posto che fa un ape da paura”.

Ci muoviamo e dopo qualche centinaia di metri vedo una Baracca. Non ci credo, c’è davvero un Cafè qua in mezzo al cazzo di niente!
Tira un vento terribile e ci rifugiamo dentro la baracca aspettando gli altri. Quando arrivano decidiamo definitivamente di fare campo qua.
D’altra parte non abbiamo fretta e nella baracca ci possono cucinare Cous Cous e Bric a l’Oeuf, niente roba in busta stasera!

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette
Puttanone e Puttanelle, notate differenze?

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ormai mancano pochi di chilometri ai Laghetti di Ain Ouadette, ma forse sono i più difficili.
Ad ogni cordone che superiamo guardo il GPS e penso: “beh adesso ne mancheranno solo un paio a sti cazzo di laghetti”. E invece no, dopo quel paio ce ne sono altri due, poi ancora due..
Ad un certo punto, arrivato in cima all’ennesimo cordone, lo vedo. Vedo lo stramaledetto laghetto artificiale delle perforazioni petrolifere a pochi metri da me. Mi sembra incredibile e inizio a non capire più nulla.
Abbiamo sputato sangue ma ce l’abbiamo fatta.

Parcheggiati i mezzi ci abbracciamo tutti dalla felicità e ognuno di noi punta il laghetto, non ci laviamo solo da 4 giorni e ci tuffiamo a bomba nel laghetto. L’acqua è calda e scioglie tutti i muscoli affaticati dagli ultimi giorni di guida e stiamo in acqua una buona oretta a chiaccherare con altri Africanisti, principalmente in jeep.
Incontriamo con piacere anche Paolo Serafin, un nostro lettore e amico.
È l’ultimo dell’anno, appena uscito dal laghetto mi attacco alle canette di Birra Tunisina, abbiamo anche una bella Boccia nuova di Jack Daniel’s.
Iniziamo, quindi, a fare ciò che ci riesce meglio: bere!
Finisco ubriaco a livello in pieno stile MLGP a godermi le stelle per qualche ora immerso nell’acqua calda di Ain Ouadette.

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Il giorno seguente sarà uno dei miei più difficili in sella ad una moto.
Andarsene dai laghetti comporta riscavallare i cordoni dei giorni prima, anche se verso una direzione diversa.
ci sono i Camion dei finti Hippie Crucchi che devastano le migliori traiettorie, Sono in pieno Hangover ed il mono della 660 è completamente andato: Ha perso tutto l’olio e sta andando solo a molla (ah già mi ero scordato di raccontarvi questo piccolo dettaglio, appena entrati nel deserto ha iniziato a pisciare olio)
Incontriamo sotto un cordone degli altri simpatici italiani che ci offrono acqua fresca e cioccolato..Peccato che sia al Rhum e mi fa risalire tutta la botta della sera prima, allucinante.

Ain Ouadette

Sorpassiamo il Petite Dekanis e tagliamo verso il camp Zmela, dove molleremo le guide. Facciamo campo un po’ prima dello Zmela, sia perchè siamo stanchi, sia perchè ci vogliamo godere l’ultima notte in mezzo al nulla. Senza nessun altro oltre a noi.

Siamo tutti molto cotti ed alle 20 siamo già chiusi nel tendone a dormire. Come gli animali ci addormentiamo al tramonto per svegliarci all’alba. L’orologio ha perso totalmente la sua funzione. Bellissimo.
All’indomani ci svegliamo con l’obbiettivo di non rovinare tutto e riportare sane e salve le nostre ossa e le nostre moto dal Grand Erg, più o meno.

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Arriviamo al Camp Zmela dove ci premiamo rifocillandoci con ogni ben di dio.
Da li ripartono le piste vere e proprie, dove puoi scatenare la puttanona come si deve, oppure andare a velocità di crociera gustandoti il paesaggio respirando l’aria pura che solo l’Africa ti sa dare.

Aria pura..A parte quando i mega camion dei finti Hippie crucchi rischiano di insabbiarsi e per uscirne aprono tutto lasciando una mega nube persistente di gasolio grande 15m3. Grazie Germania!

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Sulle piste che portano fuori dal Grand Erg e dal Sahara in direzione “terra dei dinosauri e Ksar” (Chenini, Matamata..) sono contento di essere riuscito ad uscire dall’Inferno di Dune.
Onestamente al quarto giorno di cordoni non vedevo l’ora di uscirne, ma adesso non vorrei essere in nessun altro posto.

Il Pezzo Incazzato, che sia in montagna o nel deserto, ha sempre lo stesso effetto: Quando ci sei dentro non vedi l’ora di uscirne ma quando torni nel Facile ne senti davvero la mancanza.
Capita lo stesso quando riesci a risolvere una situazione grave o pericolosa: una volta tornati a casa rimane sempre uno dei ricordi più belli di quel determinato viaggio da raccontare con il sorriso.

Senza la pioggia non ci sarà mai l’arcobaleno

Ain Ouadette

Ain Ouadette

Ain Ouadette
Avete mai visto Chenini così verde? incredibile..

Ain Ouadette

Ain Ouadette

L’anno prossimo ci si vede in Algeria?

-FINE-

(Tutte le foto sono di Gianlupo)