Come vi scrissi nella mia presentazione, per chi ha seguito da subito l’angolo cancarico, questa sopra fu la mia prima moto.
Un rapporto da subito un po’ particolare e oggi voglio spiegarvi perché.
Avevo 21 anni, stavo prendendo la patente A, appena tornato da militare.

Una beffa i miei 10 mesi di naja, dove feci di tutto per poter ottenere la patente della moto e non ottenni neanche quella del camion, notoriamente distribuita a cani e porci.

Sorvolerò sul fatto che non la presi perchè con lo ACM, autocarro militare per chi non ne sia a conoscenza, tentai di sterminare una intera famiglia ad un incrocio.
Ma torniamo al focus di questo articolo, ovvero il mio TT:
Era un periodo in cui stavo girando a destra e manca per concessionari accompagnato da Andy “Belli capelli”
Questo mio amico da anni mi faceva una testa tanta, fondamentalmente con lo skate (Bones Brigade e Tony Hawk) e la New wave inglese.
La sua passione per le moto era sopita da tempo ma in ogni caso si era preso a cuore il mio dubbio e voleva convincermi a prendere un Offroad.

Io dal mio canto mi ero fatto circuire rimembrando i primi ricordi di infanzia infanzia segnati da Alex Puzar e Ricky Johnson. Tutto ciò mi aveva convertito dal desiderio di possedere una Speed Triple, avevo anche un adorazione tutt’ora divorante per Carlo Talamo, a l’idea di emulare il mio socio nelle sue passate “scorribande cittadine post punk con tanto di tagli delle rotonde e fughe dalla Polis”; per citare testuali parole.Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Eravamo quindi in giro a cercare un grosso enduro che fosse utile anche in città e che non richiedesse eccessiva manutenzione, non essendo ancora molto pratico in materia. Il sogno era il nuovissimo TT 600 R con serbatoio in metallo made in Belgarda, la realtà poteva essere un TT 600 E di seconda mano, la soluzione fù che mi trovai in mano un R del 1989 con serbatoio in plastica e tamburo al posteriore.
Il budget era poco e la scelta ricadde su un modello che era presente nell’omonimo concessionario TT Motor. Una coppia di personaggi a tal punto che uno di loro anni dopo entro nel cast di Pimp My Bike su MTV con lo pseudonimo con cui io stesso lo conoscevo, Tombolo, a elaborare orribili scooter di gente delle case popolari in stile Aler.

La moto costava 1.200.000 lire ed in teoria era completamente revisionata, ribadisco in teoria.
L’andai a prendere con il foglio rosa accompagnato da un altro amico, sopranominato “Naso” Indossavo un casco cross in stile anni 80, con mentoniera rimovibile, regalatomi da un terzo amico, tale “Acernobill” o “Acio” o “punk Acio”, che lo usava per portare la sua tipa sul Garelli Team.

Era MDS o forse roba da grande distribuzione a bassisimo costo, aveva degli orribili adesivi fucsia che rimossi subito per orgoglio.
Arrivai al concessionario ed il tipo mi portò fuori la moto. Mi guardò e mi chiese se avessi mai usato il kick starter.
Io gli risposi di no senza vergogna, tanto gli nascondevo molto di più, ovvero che non ero mai salito su nulla di più grosso di un vespone 200 e tra l’altro solo per alcuni minuti.
Dopo la breve lezione accesi quasi senza problemi il grosso mono spompato aiutandomi con un panettone di cemento per appoggiarmi e stare in piedi sulla pedivella.

Misi tutto il mio scarso abbigliamento tecnico che si riduceva ad una giacca da caccia di mio zio quando era magro, un paio di guanti da scooter di due taglie in più, il casco di cui prima e una maschera Oakley comprata da Valenti quanto stava ancora dentro al benzinaio Agip.

Confortato da quest’ ultimo unico elemento tecnico di spessore cacciai dentro la prima e partii senza sapere bene cosa fare.
La strada per casa era dall’altra parte, io arrivai fino ad una rotonda la percorsi tutta e tornai indietro. Lo sapevo, ma non ero in grado di fare un’inversione a U su un bestione su cui riuscivo a toccare a terra solo appoggiandomi al marciapiede.
Seguivo a vista Naso con la sua Vespetta Automatica ET2 e non mi fermai al primo distributore come consigliato; rimasi senza benzina all’altezza della Villa Reale di Monza. Dovemmo andare da Naso a recuperare la Jerry Can di suo Babbo, riempirla e tornare alla moto.

Era solo l’inizio, nei mesi successivi quella moto “revisionata” ne fece di ogni.
Impennava ogni uscita di curva per la corona da 50 denti e derapava in ogni staccata per la gomma ormai senza tassellli, ma allo stesso tempo perdeva vernice dal serbatoio che trasudava benzina.
Un giorno non volle accendersi più, allora spedivellai tutto pomeriggio come un ossesso e quando ero allo stremo delle forze, per pura carità si destò.

Io per il terrore che si spegnesse uscii di casa senza casco a fare una tirata, al primo semaforo mi tagliarono la strada e la moto non frenò.
Entrai nella fiancata di una Saxo. Riuscii in qualche maniera a farmi portare un casco prima dell’arrivo dei Vigili.
Questi constatarono un concorso di colpa, io dichiarai di non avere danni per non saper ne leggere ne scrivere, effettivamente era cosi, il TT era una specie di monolite inscalfibile.

I vigili iniziarono a verbalizzare la mancanza di indicatori di direzione, l’assenza del contachilometri e la mancanza della chiave di accensione, sparita alcuni giorni prima durante un’impennata visto che era sfilabile anche dopo aver girato il blocchetto di accensione, ma stranamente non appurarono che il fanalino Acerbis non aveva la luce stop.
Nonostante tutto, commiserevoli nella mia buona fede e nella spiegazione che le moto Enduro erano omologate cosi, fecero armi e bagagli e se ne tornarono da dove erano venuti senza rilasciare nulla.

Dopo questa esperienza mi recai al concessionario per far notare il fatto che la moto non frenasse, e la risposta fù che ero arrivato fino al ferro delle pastiglie ed avevo rovinato pure il disco.
Senza avviso fecerò anche l’intera pulizia di serbatoio e carburatore facendomela pagare, anche se lo schifo che trovarono dentro era la vernice del serbatoio che loro avevano voluto verniciare e finiva dentro ogni volta che aprivo il tappo per il rifornimento.
Mangiava olio come se fosse un due tempi, ma la cosa la scoprì solo quando la diedi dentro a Enzo Valenti, che con un dito nel silenziatore mi spiego come capirlo; io chiaramente negai spudoratamente.

Non sapeva cosa farsene ma io stavo per comprargli una moto nuova, così decise di radiarla per esportarla all’est e scontarmela dal DRZ.
Credo che si chieda ancora oggi come avessi fatto a far sopravvivere quel motore per due anni con solo un rabbocco di un Castrol a caso, nessuna pulizia del filtro e soprattutto chi fosse quel pirla che avesse deciso di far riverniciare quel serbatoio.