Come è nato il famigerato Ube’s Garage

Tutto iniziò con troppe domande, poche soluzioni e una decina di anni fa.
Tra le tante distinzioni disponibili per categorizzare gli esseri umani, una che ho fatto molto mia in questi anni è quella che prevede la suddivisione tra quelli che vedono la moto come un oggetto oscuro capace di magie e che proprio per questo, le mani non ce le mettono manco per errore e quelli che, finché non hanno smontato il mezzo fino all’ultima vite ed eventualmente richiuso, si rifiutano di salirci.

Ovviamente non è tutto bianco-nero, ci sono differenti scale di grigio in mezzo, che però non saranno oggetto dell’esame di oggi. Non saranno esamimnati manco quelli che la moto non la toccano. Unica categoria ad essere affrontata tramite estratti di esperienza personale, sono i rimanenti “smanettoni”, categoria a cui fieramente (e a tratti tragicamente) appartengo.
Come da incipit, tutto inizia quando a quindici anni ricevo il mio primo cinquantino, un Beta RR con le gomme da enduro, un oggetto a cui ho dato del Lei grossomodo per le prime settimane di possesso, situazione che è rapidamente degenerata il giorno che ho deciso che ci avrei messo dei bei paramani, ottimi per proteggere la moto dalle asperità che avrebbe dovuto affrontare nella giungla d’asfalto milanese, con i suoi 45km/h di velocità di punta.

Da lì inconsciamente mi sono infilato in quel terribile turbine che è la passione per la moto, quella che ti spinge inizialmente ad apportare lievi modifiche per personalizzare la moto, per sentirla più tua, renderla unica perché tu, si proprio tu! hai scelto di mettere quell’adesivo resing in quell’esatto punto della moto e speri che nessun altro abbia fatto lo stesso, così da poter conservare la tua nota di esclusività.

Ben presto mi resi conto che per avere un veicolo unico e perfetto, numerosi erano i punti da affrontare e risolvere che col passare del tempo diventavano sempre più difficili, costosi ed elaborati.
Tutta questa premessa per arrivare a un punto piuttosto importante, va bene fare i lavori, ma dove? Questo vuole essere un breve racconto di come con un po’ di voglia di sbattersi, si riescono a fare cose discretamente interessanti.
Nei primi periodi (2006- 2009) lavoravo nel cortile di casa, con grandissima gioia per i condomini che la notte subivano i rumori di tutti i miei travagli (che ovviamente andavano contenuti al minimo, non con ottimi risultati) e le eventuali tracce (chiazze, bulloni, rondelle ed altre amenità) lasciate sul pavimento.

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Ai tempi i lavori venivano svolti mediamente sui cinquantini di altri amici, compagni di liceo e magari anche di piazzetta, perché tra i tanti personaggi in voga, c’era quello che impennava più di tutti, quello col Booster raffreddato a liquido “e ma te lo sei fatto fare dal meccanico son bravi tutti così”. Quello che piegava di più, tanto che grattava il cavalletto ed infine quello che faceva i lavori, o che almeno ci provava. Io mi guadagnai quest’ultima posizione, in parte perché col tassello non piegavo troppo bene e quando mi son dato alle impennate mi son messo per cappello il Beta un paio di volte, demandando quindi al futuro la pratica delle impennate, ma soprattutto perché rimanevo affascinato ogni volta da quanto fosse più bella la moto smontata che non intera.

Con altri due amici, coi quali si rivestiva la posizione di “meccanici” del gruppo, avevamo addirittura pensato ad affittare un box da qualche parte in città per poter gestire al meglio l’attività lavorativa, ma un rapido controllo della paghetta settimanale che ricevevamo ci fece capire che iniziare a indebitarsi a sedici anni non era la cosa più furba, anche perché per quello sarebbe bastato aspettare un altro paio di anni..

La svolta avvenne ai 18 quando insieme ad un automobile mi venne anche affibbiato un box per tenercela dentro.
Era fatta.
C’era la tana. L’antro oscuro dove tutta la mia perversione motoristica poteva sfogarsi senza dare nell’occhio, lasciando ancora l’illusione di regalare l’immagine di una persona civile al mondo esterno.
Ben presto il box venne riempito con i primi attrezzi e con un tavolo, una costruzione molto lenta, ma inesorabile.
La checklist da fare per avere un box in versione 1.0 col minimo indispensabile per poter intervenire in maniera sufficientemente estesa sulla propria moto potrebbe deve comprendere:

1) un tavolo;
2) fascette;
3) un set di chiavi inglesi;
4) un set di brugole;
5) un set di torx;
6) un set di chiavi a cricchetto con relativi innesti a bussola;
7) un cutter;
8) una forbice molto dura;
9) nastro isolante/nastro americano;
10) fascette;
11) pinze;
12) cacciaviti;
13) fascette;
14) un martello;
15) una tanica da destinare ai più svariati liquidi;
16) scottex;
17) una torcia;
18) fascette;
19) un qualsiasi oggetto atto a sollevare la moto da terra/posizionarla in maniera verticale e stabile;
Si può inoltre poi passare rapidamente allo step 2.0 che comprende
20) un compressore con pistole per soffiare/gonfiare gomme
21) un trapano con punte
22) una lima
23) kit per cambiare le gomme (leve, svitavalvola, sapone liquido, uniti al punto n.20)
24) una radio per tenersi compagnia
25) posacenere
26) birra
27) altra birra
28) un calendario porno

Tutti gli oggetti in elenco sono facilmente reperibili presso il Brico più vicino a casa vostra, tranne i punti 25 e 26 che mi hanno mandato al Carrefour a fianco e il punto 27 dove son stato reindirizzato a un’edicola lì vicino, ma poco male. Questo breve elenco consente, con una spesa alquanto modesta se relazionata alle potenzialità da esso promananti, di intervenire sulla moto in via ordinaria e con già qualche accenno di straordinarietà, il che non è assolutamente cosa da poco.

Ube's Garage

Giunti a questa fase ci si trova davanti a un bivio: utilizzare il garage esclusivamente per sé stessi, oppure animati da pietas e sano cameratismo tra compagni di passione, aprirne i battenti anche ad amici, amici di amici, conoscenti e via discorrendo.
Qui nasce l’Ube’s Garage, nel lontano 2010, quando ho deciso di diventare un punto di riferimento per i miei amici motociclisti e che strada facendo avrei incontrato, perché una cosa che non era cambiata nei quattro anni precedenti e che anzi si faceva sempre più forte, era la voglia di mettere le mani sulle altre moto, per metterle a puntino, per vederle andare bene e forte, per vedere il sorriso sul volto del pilota che aveva qualcosa di migliorato sotto alle chiappe.

Sono passati sei anni da quando sono entrato nel garage, che ha ormai raggiunto la conformazione 4.0, diventando sempre più spazioso (pur mantenendo il medesimo perimetro!!), più efficiente, più attrezzato e con più pagine di storia da raccontare. È un luogo dove ancora oggi riescono ad entrare progetti che per quanto magari appartenenti al medesimo filone (ad es. la rallyzzazione di una moto), riescono sempre ad essere diversi ed innovativi rispetto al precedente e non sbiadisce mai la voglia di vedere uscire l’ennesimo veicolo più bello di come è entrato.

Ube's Garage

L’Ube’s Garage è frutto di una passione che non finisce mai, ma come lo è qualsiasi altro garage; se siete su questo sito a leggere questo articolo, probabilmente siamo figli dello stesso ramo motociclistico e allora a maggior ragione vi dico, provateci anche voi. Provate anche voi a passare del tempo sulla vostra moto, come fosse anche solo un momento di relax, imparate a conoscerla, a capire com’è costruita, come smontarla e rimontarla, a dialogarci mentalmente per capirla così che la prossima avventura che affronterete insieme, la farete ancora più entusiasti di prima.
Perché questa volta se la moto va, è anche merito vostro, da pilota si diventa anche meccanico, cosa che vi verrà molto utile quando vi imbarcherete in viaggi un po’ più estremi di un’uscita nell’oltrepo pavese.

Alla Prossima!